Tecnologia e moda sostenibile: come 5 startup italiane rendono la moda meno inquinante

Tecnologia e moda sostenibile: come 5 startup italiane rendono la moda meno inquinante

Sommario

 

Abbiamo già spiegato cosa si intende per moda sostenibile ed economia circolare, di come sta ridefinendo il futuro dell’industria e promuovendo una visione più eco-friendly e etica.

Ora, però, vedremo insieme le concrete iniziative intraprese da startup sostenibili del settore e alcuni esempi tangibili di come l’industria sta adottando soluzioni innovative.

 Ecco 5 startup italiane che rendono la moda meno inquinante:

1. Orange Fiber: da scarti del succo di agrumi

Nel cuore della Sicilia, nel 2014, Adriana Santanocito ed Enrica Arena hanno dato vita a Orange Fiber, un’azienda nata con l’obiettivo di creare stoffe sostenibili utilizzando gli scarti della produzione di succo d’arancia.

Problema
In Italia, si accumulano oltre 700.000 tonnellate di sottoprodotto agrumicolo ogni anno, provenienti dall’industria di trasformazione agrumicola. Questi rifiuti rappresentano non solo un problema per la filiera agrumicola a causa dei costi di smaltimento elevati, ma anche per l’ambiente per l’impatto significativo che generano.
Soluzione

Attraverso un processo brevettato all’avanguardia, Orange Fiber ha trovato la soluzione per trasformare questo rifiuto in una risorsa preziosa in grado di rilanciare il settore manifatturiero italiano. Sfruttando il “pastazzo”, la parte interna dell’arancia normalmente scartata, l’azienda estrae cellulosa d’agrumi adatta alla filatura.


L’innovazione di Orange Fiber non solo riduce il problema degli scarti agrumicoli, ma contribuisce anche a creare un materiale di altissima qualità. Questo materiale unico è già diventato protagonista nelle collezioni di marchi prestigiosi. L’attenzione all’ambiente si traduce concretamente in eleganti tessuti, contribuendo così a ridefinire gli standard dell’industria della moda verso una direzione più sostenibile.

2. Feeling Felt: moda in stampa 3D con materiali innovativi, naturali e sostenibili

Feeling Felt è una startup sostenibile milanese di moda e design sostenibile che è riuscita a coniugare la qualità del 100% Made in Italy attraverso la stampa 3D e l’ecosostenibilità dei materiali a basso impatto ambientale, riciclati e riciclabili. Le menti dietro al progetto sono Francesca Cruañes Rossini e Barbara Gangemi.

Problema
Nellindustria della moda, il problema principale che molte aziende affrontano è rappresentato dallo spreco e dall’impatto ambientale derivanti dalla produzione e dal consumo di accessori. Materiali non sostenibili, processi di produzione inquinanti e il ciclo di vita limitato dei prodotti contribuiscono alla crescente crisi ambientale.
Soluzione

Feeling Felt adotta una prospettiva eco-friendly utilizzando materiali innovativi (come sughero, Piñatex derivato dagli scarti dell’ananas, cotone rigenerato e canapa) e materiali da riciclo (come le bottiglie di plastica, che vengono raccolte, selezionate e lavate da enti certificati per poi essere ridotte in frammenti e trasformate in filato).

 Feeling Felt incarna lo spirito della sostenibilità al 100% unendo etica ed estetica.

3. Kool: da potenziali rifiuti a capi alla moda 

 Nata dall’intraprendenza di Alice Sebastianis e Miriana Massimini, la startup romagnola “Kool” affronta la sfida degli sprechi nell’industria della moda rispondendo all’imperativo del Sustainable Development Goal numero 12.

Problema

Il settore moda, un colpevole ricorrente degli sprechi, contribuisce all’inquinamento e alla frenesia del “fast fashion”. Un futuro in cui l’abbigliamento invenduto raggiungerà le 134 milioni di tonnellate entro il 2030, è preoccupante, un grido d’allarme ambientale.

Soluzione

Kool offre un’alternativa all’eccesso di stock nei negozi di moda. Rivolta a boutique e concept store, la piattaforma fornisce un canale innovativo per vendere in modo sostenibile i capi invenduti. 

Il loro approccio, spesso paragonato a “Too Good To Go”, permette agli acquirenti di accedere a capi di qualità a prezzi convenienti, promuovendo uno stile di consumo più consapevole.

Kool è già riconosciuta come il “Too Good To Go” della moda: la vendita in “scatola chiusa”, offrendo mistery box con capi a sorpresa a uno sconto del 60%, rende l’acquisto un’esperienza avvincente sia per i negozi che per gli acquirenti.

Con un modello win-win, Kool trasforma gli sprechi della moda in un’opportunità che abbraccia la sostenibilità, dando vita a una rivoluzione nei paradigmi di acquisto e consumo.

4. Nazena: addio alle montagne di scarti tessili

Nazena, ideata da Giulia De Rossi e guidata con passione da Michela Fontana abbraccia l’ambiziosa missione di ridefinire il concetto di moda, convertendo gli scarti tessili in risorse preziose e abbracciando il ciclo virtuoso dell’economia circolare.

Problema

Nel suggestivo deserto di Atacama, le colline celano una storia di trasformazione: 39.000 tonnellate di abiti occidentali sostituiscono le dune di sabbia rossa, a prova della fugacità del fast-fashion


Con la sua produzione frenetica di capi di bassa qualità, ha trasformato paesaggi naturali in colline di abiti indesiderati, innescando una crisi ambientale senza precedenti: nel suggestivo deserto di Atacama, 39.000 tonnellate di abiti occidentali sostituiscono le dune di sabbia rossa.

Soluzione

Originaria del ricco distretto tessile di Vicenza, Nazena ha brevettato un processo rivoluzionario che converte gli scarti tessili in un materiale versatile, sulla base dei principi fondamentali della riduzione, riuso e riciclo.

 

Collaborando con aziende locali, Nazena trasforma gli scarti tessili in un materiale innovativo, plasmabile in nuovi prodotti, dall’abbigliamento agli accessori, dal packaging creativo ai pannelli fonoassorbenti.


La startup sostenibile mira a ritardare la trasformazione degli scarti in rifiuto, salvaguardando le risorse del nostro pianeta.

5. Deply: la piattaforma che dà visibilità a brand etici e sostenibili attraverso etichette digitali interattive

Dall’unione di moda e tecnologia nasce Deply, startup innovativa italiana che sta conducendo una trasformazione nel settore tessile e manifatturiero attraverso l’implementazione del Passaporto Digitale di Prodotto (DPP). Questo innovativo strumento è destinato a diventare la chiave maestra che apre le porte della trasparenza e della sostenibilità nella supply chain.

Problema

La complessità della catena di approvvigionamento nella moda è spesso intrisa di sfide che vanno ben oltre la gestione delle transazioni e dei movimenti delle merci. 

Le supply chain della moda sono sempre più suscettibili alle frodi, che coinvolgono la produzione, la distribuzione e la vendita di prodotti. Materiali di bassa qualità o addirittura contraffatti possono infiltrarsi nella filiera, minando la reputazione dei brand e, cosa ancor più critica, la fiducia dei consumatori: non solo causa danni economici alle aziende, ma può anche generare impatti ambientali negativi, soprattutto quando materiali di scarsa qualità sostituiscono quelli autentici. 

Soluzione

La sfida sta nel proteggere i consumatori da prodotti falsificati che potrebbero violare i diritti di proprietà intellettuale delle aziende o addirittura comportare rischi per la salute.

Deply, consapevole di questa sfida, posiziona il Passaporto Digitale al centro della sua strategia. Attraverso la blockchain, questa piattaforma non solo registra transazioni e movimenti delle merci in tempo reale ma fornisce anche un sistema di certificazione e report ESG. Ogni passo della produzione viene marcato in modo inconfutabile, offrendo una difesa contro le frodi e garantendo l’autenticità dei materiali.

Deply invita le aziende a esplorare questa soluzione attraverso una dimostrazione gratuita del Passaporto Digitale di Prodotto. La fiducia nel brand è vitale e questa innovazione è un mezzo potente contro le minacce delle frodi e dei materiali contraffatti, consolidando la reputazione e la sostenibilità nell’industria della moda

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